Di fronte al netto aumento dell’aspettativa di vita, gli autori di un recente studio intitolato Générations solidaires – Generazioni solidali , hanno introdotto la nozione di «quarta età», alla quale si accompagna la necessità di ridefinire il concetto di solidarietà intergenerazionale. Per gli autori la solidarietà si profila come un’esigenza, in quanto: “Vivere a lungo significa fare il lento apprendimento della solitudine…. È questa una realtà molto probabile in una società caratterizzata dalla mobilità geografica, la mobilità professionale (dei figli e dei nipoti), le incertezze del mercato dell’alloggio, le fragilità delle coppie e la frequenza delle separazioni ad ogni età. La solitudine non è scelta, ma imposta a molti nostri contemporanei; essa diventerà presto intollerabile senza la creazione di una organizzazione sociale che stimola gli incontri, gli scambi, una vita di prossimità, ecc.”

Nel 2017, su mandato del Consiglio svizzero degli anziani, con il sostegno dei comuni coinvolti, abbiamo assunto l’incarico di svolgere una ricerca per conoscere la condizione di vita delle persone anziane in due regioni periferiche: le valli Onsernone e Muggio.
Lo studio ha avuto, in modo particolare, lo scopo di capire fino a che punto l’isolamento geografico e sociale, derivato dalla forte migrazione delle fasce più giovani della popolazione verso i centri, provoca stati e sentimenti di solitudine.